martedì 30 gennaio 2018

Recensione di "La lettera segreta" di Chloé Duval

Buonasera amici! Sono appena tornata da un affascinante viaggio a Kerouac, in Francia, dove Flavie ha deciso di mettersi sulle orme di una tormentata storia d'amore del passato dopo aver ricevuto una lettera datata 1971. Sto parlando del magnifico romanzo di Chloé Duval, "La lettera segreta", edito da Garzanti... ma ecco copertina e trama.


Trama: Può la lettera di uno sconosciuto cambiarti la vita? È quello che si chiede Flavie quando si vede recapitare una busta misteriosa datata 1971. Una busta arrivata con quarantatré anni di ritardo. Non ha idea di chi possa essere Lili, la destinataria. Eppure la curiosità è così forte che Flavie decide di aprirla. Il contenuto, scritto a mano in una calligrafia elegante, la sorprende: perché quelle righe le ricordano i romanzi che ama scrivere. Quelle righe nascondono una storia d’amore in cui un uomo supplica Lili di raggiungerlo e di sposarlo. Un uomo che si firma solo con E. Flavie non ha altri indizi. Non altre informazioni se non una richiesta fatta con il cuore che forse non è mai stata ascoltata. Forse quelle parole, perse nel vento, hanno modificato il destino di due persone per sempre. Flavie deve trovarle. Deve sapere se sono state divise tutti questi anni da una lettera mai arrivata. Perché ha bisogno di credere anche lei che possa esistere qualcosa più forte di tutto. Più forte del tempo, degli sbagli, delle scelte, degli imprevisti. Qualcosa che Flavie ha trovato solo nei romanzi, mai nella realtà. La ricerca la porta nel Sud della Francia, dove scopre che forse non tutto è perduto. Che forse è ancora possibile riannodare i fili spezzato del passato. Perché ci sono amori che non si possono dimenticare. Ci sono emozioni che cambiano ogni cosa. E Flavie, trascinata da quello che la lettera le ha rivelato, è pronta finalmente a viverle.

Sono rimasta affascinata solo leggendo le prime righe della quarta di copertina. Il mio animo archeologico non sa resistere di fronte alla possibilità di scoprire qualcosa in più riguardo due soli nomi scritti su una lettera datata e risalente a tanto tempo fa. E Flavie, da brava storica - ammiratrice di Lara Croft, tra l'altro - non se lo fa ripetere due volte. Questa lettera le viene recapitata insieme ad altra corrispondenza e le spezza il cuore. Erwan, il brillante giovane scultore, aveva scritto alla sua adorata Amélie per chiederle di sposarlo... ma la lettera non arrivò mai e la ragazza, credendosi l'ennesima conquista estiva di Erwan, si unisce in matrimonio con un altro uomo.


Erwan, incapace di reagire, sconvolto e distrutto, assiste alla celebrazione dal portico della chiesa, ma non ha il coraggio di interrompere il giorno più bello della vita di Amélie. In fin dei conti, forse lo ha dimenticato...
E' così che due anime, destinate a stare insieme, si perdono, sfilacciando i legami d'amore che si erano strettamente aggrovigliati. Il tempo trascorre, le cose cambiano, i due non si cercano... e poi quella lettera giunge a Flavie, con quarantatre anni di ritardo.
Da brava detective con l'animo romantico, la protagonista decide di indagare, giungendo a trovare Amélie ed Erwan. Chissà se quella storia reale potrà diventare d'ispirazione per uno dei suoi romanzi? E' una bella idea, ma prima bisogna ricostruire tutto, tassello per tassello.


Flavie parte alla volta del Sud della Francia, andando a trovare Erwan che vive insieme ai suoi due nipoti, Gwenn e il bellissimo Romaric. Tra passeggiate a piedi e a cavallo nel cuore della natura, Flavie non troverà solo il filo conduttore che legava Erwan ad Amélie, ma anche l'amore che aveva sempre sognato e di cui aveva solo sentito parlare... o di cui aveva narrato nei suoi romanzi.
L'amore vero esiste, ma non bisogna stancarsi di cercarlo, di mantenerlo vivo e di avere fiducia in lui.
"La lettera segreta" è decisamente un romanzo meritevole, ricco di romanticismo, malinconia e speranza, adatto alle più sentimentali, ma anche a chi - come me - necessita solo di una bella storia che le tenga compagnia.

sabato 20 gennaio 2018

Recensione di "Baciami sotto la neve di New York" di Catherine Rider

Buonasera a tutti lettori! Come state? Oggi ho scelto un sabato pomeriggio di relax, che ogni tanto è salutare. Niente libri di archeologia (sfogliati di mattina), niente pc, niente rumori, solo un buon romanzo a farmi compagnia.
Ho quindi terminato la lettura di “Baciami sotto la neve di New York” di Catherine Rider. Lo avete letto? Intanto ecco la copertina e la trama.



È la vigilia di Natale all’aeroporto JFK di New York. Charlotte è una studentessa inglese, in attesa del suo volo verso casa. Ha passato il peggior semestre della sua vita e non vede l’ora di lasciare a terra il malumore. Anthony è un newyorkese DOC e sta aspettando la sua ragazza per farle una sorpresa. Quello che non sa è che sta per essere lasciato, proprio in mezzo alla folla. Quando il volo di Charlotte viene cancellato a causa di una bufera, la ragazza si rassegna a trascorrere la notte in giro, in compagnia di Dimentica il tuo ex in dieci semplici step, il libro che ha appena acquistato al duty free, e di Anthony, che proprio non se la sente di tornare a casa. I due trascorreranno insieme la notte, chiacchierando e cercando di riprendersi dalle loro sconfitte sentimentali. Pian piano, grazie all’incanto della neve e alle luci magiche della città, la sofferenza lascerà il posto a qualcosa di nuovo nei loro cuori. Ma una corsa in metropolitana potrebbe impedire loro di rivelare quello che provano davvero: riusciranno a ritrovarsi prima che il volo di Charlotte parta per sempre?


E' appena passato quel magico momento dell'anno in cui le lucine, il calore delle vetrine, gli addobbi verdi, rossi e dorati fanno sì che ognuno di noi percepisca una nota di colore in più rispetto agli altri 364 giorni: il Natale.
A Roma è difficile che nevichi. Accade raramente e di solito verso febbraio, non di certo a dicembre, quando un clima più umido che freddo si impadronisce della città. Ma a New York è diverso. Chi ha un animo con un pizzico di romanticismo ha sempre desiderato vedere la Grande Mela durante il periodo natalizio: la neve a Central Park, la cioccolata calda nei locali, i giganteschi negozi pieni di gente, le strade illuminate.
Per Charlotte però la Vigilia di Natale sta diventando il giorno peggiore di sempre: ha chiuso con il ragazzo che amava e che l'aveva solo presa in giro, senza corrispondere i suoi sentimenti. Ogni angolo di New York le ricorda Colin e, avendo terminato il periodo di scambio, vuole tornare immediatamente in Inghilterra, lasciando negli USA il cuore infranto. La sua sfortuna non è però finita qui perché il suo volo viene rimandato al giorno successivo, causa tempesta di neve.
Disperata, si aggira per l'aeroporto con un libro in mano intitolato “Dimentica il tuo ex in dieci semplici step!”, quando assiste a una scena.
Anthony sta aspettando la sua ragazza con un mazzo di rose rosse tra le mani, ma le cose non vanno come sperato. Maya infatti si abbraccia con un altro ragazzo... che non è lui. E Anthony viene lasciato durante la Vigilia di Natale.


Due cuori spezzati al JFK di New York si sono appena incrociati. Charlotte non vuole andare in un triste albergo e Anthony non ha voglia di tornare a casa. I due non sanno che la loro storia è appena iniziata, che da un mix di eventi nefasti sta per nascere qualcosa di ben più importante. Seguendo i “dieci piccoli step” indicati dal libro, Charlotte e Anthony renderanno la notte della Vigilia indimenticabile, esplorando insieme la Grande Mela e stabilendo un legame che mai si sarebbero aspettati. 

Ho letto alcune recensioni e ho avuto la stessa impressione di altre lettrici su questo romanzo sbirciando la quarta di copertina: non pensavo si trattasse di uno young adult, ma di un romanzo in cui i protagonisti fossero più adulti. Avevo già immaginato una storia sul modello "Before we go" con Chris Evans (ehm ... ehm...), ma mi sbagliavo.


Charlotte sta terminando il liceo, mentre Anthony è forse più grande di un annetto. Questa è stata già una prima delusione. La seconda, che interessa tutta la storia, è il loro innamoramento lampo e il fatto di voler dimenticare in sole poche ore il sentimento che provavano verso i precedenti partner, il che li fa apparire esattamente per ciò che sono: due ragazzini dalle idee poco definite e immaturi. Mi è sembrato più paradossale di un cartone Disney vecchi tempi.
E' chiaro fin da subito che tra Charlotte e Anthony accadrà qualcosa in più della semplice amicizia, ma è veramente tutto così assurdo che non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno dei due protagonisti. Un punto a favore riguarda certamente l'ironia e il racconto di alcune scene che risultano decisamente divertenti, ma nulla di più.
La nota “tragica” viene inserita nel racconto avanzato, pur non servendo a rendere più maturo l'intero romanzo. Con un unico aggettivo potrei descrivere, tuttavia, il rapporto che nasce tra i due ragazzi: tenero. Perché c'è tenerezza negli sguardi, nelle incomprensioni, nel rischio che due adolescenti (o quasi) vivono... sono emozioni che, con l'età, si perdono, dissolvendosi.
“Baciami sotto la neve di New York” è comunque un racconto leggero, carino nel complesso, ma adatto a una fascia d'età giovane (12-18 anni), di certo non alla mia. 


E adesso il nuovo romanzo mi attende già sul comodino. Si tratta di "La lettera segreta" di Chloé Duval. Lo conoscete? La trama e la copertina mi ispirano tanto... speriamo si riveli all'altezza delle mie aspettative. Buona serata e buona domenica!

lunedì 8 gennaio 2018

Recensione di "La piccola libreria di New York" di Miranda Dickinson

Buongiorno amici! E' lunedì 8 gennaio, il primo dopo le feste... e tutto ricomincia: scuola, lavoro (per chi è fortunato ad averlo), ricerche, attività. Le lucine che avevano avvolto magicamente ogni cosa iniziano a scomparire - complici le varie persone con spirito da Grinch sparse per il mondo - e quel clima ovattato, quasi da fiaba, svanisce lentamente, lasciando spazio a gennaio.
Il primo mese dell'anno dovrebbe perciò dare un'impronta a tutto il resto. C'è persino chi scrive una lista di buoni propositi... ho pensato anche io di farla, ma di tenerla per me. In fin dei conti, ci sono speranze e obiettivi che hanno un carattere assolutamente personale. A volte il web fa sfuggire di mano la bellezza dell'essere riservati, esternando tutto a tutti come se fossimo delle star di Hollywood. Credo solo, che molto genericamente parlando, mi riprometto di pensare più a me stessa, cercando la felicità e imboccando (spero) la strada giusta per una volta nella mia vita.
Concetti che si era prefissata anche Bea dopo aver deciso di lasciare Otis Greene. Di cosa sto parlando? Del romanzo che ho "vissuto" durante le vacanze di Natale. Si tratta di "La piccola libreria
di New York" di Miranda Dickinson e eccovi la trama:


Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione. Basta uomini, basta cuori infranti, basta dolore. Il suo lavoro le piace e i libri l’hanno sempre salvata, l’importante sarà riuscire a stare lontana dall’altro sesso. Jake Steinmann, uno psichiatra che viveva a San Francisco, è pronto a ricominciare, dopo la fine del suo matrimonio. D’ora in poi ci sarà un unico amore nella sua vita: New York. Bea e Jake si conoscono a una festa in cui sono gli unici single, e quando parlano si trovano d’accordo su una cosa: nessuno di loro due vuole avere alcun genere di relazione sentimentale. Ma la città ha altri piani per loro…


Se dovessi definire questo romanzo con qualche parola, direi "speranza" e "possibilità": speranza di poter cambiare e ricominciare; possibilità di sbagliare in libertà e di vivere ancora.
Dopo una grande delusione d'amore, Bea James prende una decisione: niente più uomini, solo amicizie e lavoro, pensando più a se stessa. E' proprio durante una festa di fidanzamento, popolata quasi esclusivamente di coppiette, che Bea conosce Jake, il bel cameriere.


Chiacchierano, scherzano e le loro anime iniziano a camminare sulla stessa linea d'onda. Bea è spontanea con Jake perché non si aspetta nulla da lui e la stessa cosa vale per il misterioso cameriere che si rivelerà essere, invece, uno psichiatra di successo impegnato in un divorzio che gli ha frantumato il cuore. Il patto di Bea viene esteso e siglato anche dallo stesso Jake: amicizia, nulla più. Ed è così che i due, dopo essersi persi e ritrovati - vuoi per conoscenze comuni, o per il destino che li unisce - coltivano la loro amicizia, passeggiando per le vie di New York, riscoprendola con occhi diversi, fino a Central Park dove uno strano calore inizia a pervadere il cuore di entrambi.


Eppure c'è quel patto... che forse non appare più come un'idea grandiosa, soprattutto quando Bea si accorge di pensare a Jake più spesso del dovuto e Jake comincia a mettere da parte la figura della bellissima ex moglie. Non tutto però è così lineare, soprattutto quando l'ombra del passato è ancora tangibile e ritorni spiacevoli spezzano gli equilibri del momento.
Tra Brooklyn, Central Park, l'Upper West Side e la magnifica libreria di Bea e Russ, si svolge la storia dei due protagonisti, seguendo i passi di due cuori riparati e le tracce che il destino svela pian piano, in un crescendo continuo.


E' stata una bella storia d'amore, lo ammetto. Un racconto che ha saputo scaldarmi il cuore e restituirmi speranza. Ci sono cose nella vita che, in alcuni momenti, non vanno proprio come avresti voluto, semplicemente perché non avevi previsto, cavalcando l'onda dell'ottimismo, che sarebbero andate a finire così. Ma è proprio in queste occasioni che bisogna avere la forza di andare avanti, prendere decisioni ed essere coerenti... per il tempo necessario a riprendersi. Il grande passo va fatto da soli... se si è in due, si faticherà poi di meno.
Quello di Miranda Dickinson è un romanzo consigliato sia alle lettrici più romantiche, che a quelle disilluse. Vi perderete piacevolmente nei meandri di New York, amandola per la sua folla, i mille negozi, i grattacieli, il suo manto natalizio e il meraviglioso Central Park. E poi... beh, chi ha amato il film "Serendipity" non potrà che adorare anche questa meravigliosa lettura.

Infine, devo purtroppo notare nuovamente divergenze enormi con il titolo originale. Perché non lasciare "I'll take New York", molto più sensato di "La piccola libreria di New York"? Il titolo non riflette completamente la trama poiché la libreria è certamente il luogo di lavoro di Bea, un posticino raccolto e pieno di libri dove la protagonista si rifugia, ma non costituisce l'anima della narrazione.
Mi chiedo, ancora una volta, perché mai le traduzioni italiane debbano discostarsi così tanto dal titolo attribuito dall'autore. Ad ogni modo, buona lettura a chi deciderà di conoscere Bea e Jake e... alla prossima!

lunedì 11 dicembre 2017

Recensione di "Quattro tazze di tempesta" di Federica Brunini

Buonasera a tutti amici lettori! Spero non abbiate abbondonato il mio blog. Vorrei essere più presente, ma gli impegni sono tanti ed è difficile rimanere molte ore davanti al pc.
Durante questo mio ultimo viaggio in Belgio alla "ricerca" dei mercatini di Natale più carini e luminosi, ho portato con me il romanzo "Quattro tazze di tempesta" di Federica Brunini.



Trama: Viola vive in un paesino del Sud della Francia, in una grande casa che divide con la sua cagnolina Chai. Ha un negozio di tè provenienti da tutto il mondo. La sua passione è trovare la miscela giusta per le emozioni di ogni cliente e inventare ricette gourmandes a base di tè. C’è un infuso per ogni stato d’animo, e lei li conosce tutti: strappa-sorrisi, leva-paura, antimalinconia, sveglia-passione, porta-gioia, tè abbraccio... Per il suo compleanno, Viola raduna sempre a La Calmette le sue tre amiche storiche per un rendez-vous a base di chiacchiere, relax, bagni di sole e profumo di lavanda. Quest’anno, però, è diverso. Nonostante la gioia di rivedere le amiche, Viola è tormentata dal dolore per la morte del marito. Mavi, l’unica mamma del gruppo, è perennemente stressata. Chantal, insegnante di yoga in cerca del suo posto nel mondo, è insicura del compagno, molto più giovane di lei. E Alberta, un architetto in carriera, è distante, troppo presa dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Nessuna delle quattro donne sembra essere la stessa che le altre conoscono, o credono di conoscere. Ognuna cova dentro di sé un’inaspettata inquietudine, che monta di ora in ora come una tempesta fino a scoppiare all’improvviso davanti alla torta di compleanno di Viola e alla sua ignara assistente Azalée. Tra illusioni e delusioni, rimpianti e rivincite, lacrime e risate, le quattro donne si confronteranno con i loro sogni di ragazzine e le realizzazioni più o meno mancate dell’età adulta. E attraverseranno la tempesta per uscirne trasformate e più forti.

Ho sfogliato le pagine della vita di Viola, Alberta, Chantal e Mavi mentre il treno percorreva le verdeggianti e a tratti gotiche campagne del Belgio, in direzione Bruges. Ho voltato quelle pagine e i sentimenti di tutte queste donne e amiche sono emersi pian piano, sorseggiati proprio come una calda tazza di tè (di cui avrei tanto avuto bisogno peraltro).


A "La Calmette", casale di campagna dove ormai abita Viola, immersa in un'esistenza che riesce a trovare pace e sollievo soltanto nelle foglie di tè, si riuniscono le sue amiche Mavi, Alberta e Chantal, proprio in occasione del suo quarantesimo compleanno. E' ormai un rito che tutte e quattro attendono con ardore, per ritrovarsi, per stare insieme e confidarsi ogni anno. Eppure è proprio quel tempo trascorso, quelle esperienze vissute o rimaste a metà ad averle fatte maturare, riflettere e, talvolta, ad aver fatto porre quell'interrogativo cui ognuno di noi prima o poi va incontro: era questa la vita che desideravo condurre?
E allora Mavi è alle prese con marito, bimbo, lavoro e sogni che sono rimasti in un cassetto; Chantal frequenta un fidanzato di 10 anni più giovane di lei, affrontando sciocche convenzioni maschiliste e tentando di trovare relax praticando yoga; Alberta, un animo libero che non si ferma mai, ha in realtà bisogno di quell'affetto che ha cercato un po' ovunque. Infine Viola, ex modella, dal fascino indiscutibile, si è ritirata da anni, in preda al rimorso colpevolizzatasi della morte del marito che tanto adorava.


Tra "se", "ma", "come" e "perché?", Federica Brunini ci presenta le sue quattro ragazze che, nonostante le incrinature, i litigi, il dolore, riescono comunque a trovare la forza per proseguire, risolvere le questioni rimaste in sospeso, andare avanti e guardare in faccia il futuro.
Il romanzo è scorrevole e la narrazione estremamente realistica poiché tratta di normalissime donne, come me o voi lettrici, adesso o tra qualche anno.
Le ultime pagine sono dedicate alle varie miscele di tè adatte a qualsiasi stato d'animo, esattamente come quelle realizzate da Viola nel suo laboratorio. E' un'ottima occasione per provarle!


E ora alcune frasi tratte dal romanzo che ho amato, mi hanno fatto riflettere e sorridere.

<<"Non ci sono cure per il cuore, quando fa male," le confidò. "E a volte fa male per sempre [...]">>


<<Viola aveva sempre evitato liti, confronti, disaccordi. Li scansava, li aggirava, passava oltre con eleganza, senza infierire né, soprattutto, farsi scalfire. Alberta, invece, era nata sotto il segno della polemica. E aveva coltivato, negli anni, la tendenza a guerreggiare con tutti: famigliari, amici, amiche, fidanzati, colleghi. Aveva vissuto armata, sempre pronta a dare battaglia. Quelle poche volte in cui si era concessa di deporre lo scudo le avevano causato dolore, perdite, ferite. Così aveva cercato di proteggersi con una corazza invisibile ma resistente, costruita maglia su maglia contro delusioni, illusioni, sconfitte grandi e piccole>>.


<<"Si ricordi: spesso un momento restituisce ciò che molti anni hanno tolto">>.


<<Era un'anima, la sua, levigata dalle intemperie. Quanto pesava? Venti, trenta o cinquanta grammi? S'immaginò di sfilarsela via dal petto e di metterla sulla bilancia, come faceva con le foglie di tè. Ce n'era abbastanza per riempire una teiera, si disse. Ed era una miscela salata, come lo sono le lacrime. Amara come la delusione. Aspra come la sconfitta. Pungente come il dolore: il tè dell'anima non è mai di facile degustazione. Soltanto i pochi palati raffinati dalle asperità della vita possono apprezzarlo in tutta la sua inquieta pienezza, senza aggiungervi né miele né zucchero, concluse, avviandosi nella stanza da bagno gialla.>>


<<La vita non è che una lunga e continua guarigione dalle proprie piaghe>>


<<"Quante cose fanno le mani! Ci pensate mai? Fanno l'amore, la guerra, il cibo. Sporcano e puliscono, distruggono e costruiscono, accarezzano e schiaffeggiano. Sono la parte più multitasking del corpo. Sono femmine, le mani. Sono madri. Non credete? Sopravvalutiamo il cuore, il cervello, gli occhi. Invece sono le mani a fare tutto, queste dieci dita apparentemente fragili [...]">>


<<"Quando la paura è più grande di te, puoi fare una cosa sola: attaccarti a ciò che hai e sperare di salvarti">>.


mercoledì 22 novembre 2017

Archeologa in visita a Mechelen (Malines) in Belgio... con aggiunte varie ed eventuali

Buonasera amici, eccomi di nuovo qui, sul mio spazio personale, un po' impolverato forse, ma sempre magico e confortevole.
Avevo intenzione di scrivere qualche ora fa, ma ho trascorso la mia giornata al pc a studiare e a "comporre" un articolo, prendendomi poi un po' di riposo solo per il tempo di guardare "Tomb Raider: la culla della vita" in tv. Era da un'eternità che non mi rivedevo Lara Croft, alias Angelina Jolie, in giro per il mondo con Terry, alias Gerard Butler... e pensavo che chiamarla "archeologa" è davvero qualcosa di assurdo.


Premettendo che sono stata spesso soprannominata "Lara Croft", a detta degli autori di simile trovata per la somiglianza fisica, per la curiosità che mi contraddistingue, per il fatto di aver giocato a tutti i Tomb Raider (il che fa di Lara, quella del videogame, una mia eroina) e infine per le mie "gite" in catacomba, anche a me piacerebbe avere milioni di euro a disposizione per affittare un elicottero invece di prendere il bus, acquistarmi una bella Ducati (rigorosamente blu scura), avere un paio di Uzi al fianco che di questi tempi non si sa mai (ovviamente si scherza) e un notevolissimo Gerard Butler a farmi da spalla.
Invece la VERA archeologa si ritrova, spesso in maniera poco fashion, con scarponi da cantiere, con i pantaloni sporchi di terra, la trowel in una fondina appesa a una cinta sgangherata, uno zaino che neanche quello di uno scalatore, accompagnata al massimo da un collega che di Gerard Butler non si ritrova nemmeno un'unghia (scusate colleghi, ma il campo dell'archeologia dà poche soddisfazioni per le donne). E non è tutto. Questa era la mia vita precedente, quella in cui scavavo sul serio, partecipavo a campagne universitarie ed ero felice di sguazzare tra strati, terra e cocci con la mia fedele matita e il foglio millimetrato per i rilievi. Da qualche anno a questa parte, ahimé, trascorro l'80% del mio tempo in giro per Roma tra archivi polverosi e biblioteche; rare volte mi è capitato di andare a fare sopralluoghi. Il tutto rigorosamente GRATIS.
Ma questa è l'Italia, lo sappiamo. E sappiamo anche che ai nostri governanti non importa un beneamato cavolo della cultura, tantomeno dei giovani LAUREATI (attenzione fautori del Jobs Act: non diplomati - con tutto il rispetto - ma laureati, con la L, ok?), per cui si preferisce far crollare a pezzi un sito archeologico piuttosto che assumere personale per il restauro e la conservazione, oppure si decide per la chiusura dei musei perché di archeologi e storici dell'arte non se ne parla.
Lara Croft è perciò solo un soprannome perché in comune con lei ho giusto l'iniziale del cognome e un po' di somiglianza fisica-caratteriale. Tutto l'importante contesto è pura utopia. Gli archeologi non viaggiano fino in capo al mondo per salvare l'umanità da minacce causate dal possesso di un fantomatico manufatto leggendario.
Bene, quest'ampia premessa a cosa serviva? In realtà a nulla di realmente utile. Mi ero prefissa lo scopo di narrarvi della mia avventura a Mechelen (Malines) in Belgio, vissuta una settimana fa, al freddo e al gelo. A dire il vero, sono quasi rimasta congelata il giorno prima ad Antwerpen (Anversa).


Era domenica, mia sorella si era messa in testa di comprare l'albero di Natale in anticipo e si è deciso per una gita ad Anversa... ma la domenica i negozi sono totalmente e irreparabilmente chiusi in Belgio. Il bellissimo store natalizio, visto l'anno scorso (sempre con il pc+tesi di dottorato maledetta in spalla), aveva lasciato il posto a un grande magazzino di abbigliamento.


Con un po' di delusione, non è mancata comunque una passeggiata, approdando in un ristorantino davvero carino - De broers van Julienne - in cui siamo stati allietati da una quiche veramente deliziosa (con brie, pomodorini e altre prelibatezze).


Ma qualche goccia fuori cadeva... ed era una pioggia gelida che preannunciava le più potenti folate di vento che abbia mai sentito in vita mia. Gli ombrelli erano inutili (e si rompevano), la gente non riusciva a camminare e il rifugio più quotato è stata la cattedrale.


Attendendo un attimo di calma, il ritorno verso la stazione è apparso più sensato, percorrendo però le stradine interne, in modo che la furia del vento si smorzasse.
Dopo essermi tranquillamente presa un mal di gola, il giorno dopo si decide di visitare Mechelen. Già dal treno si intravedevano tra i tetti le guglie appuntite di una cattedrale e la sua torre vicina, così come le tipiche casette a schiera delle Fiandre.


Tuttavia, il centro storico non è vicinissimo alla stazione. Per arrivarci, bisogna percorrere uno stradone fiancheggiato da mille negozi, anche molto belli (se si ha intenzione di fare shopping, Mechelen è consigliata), mentre i ristoranti in proporzione erano veramente pochissimi.
Ho avuto modo di vedere di sfuggita un Flying Tiger (che avrei letteralmente saccheggiato di oggettini per le mie creazioni), Hema (genere Tiger, più grande), H&M (abbigliamento ed home) e poi tante altre marche.
Fuoriuscita dalla selva di negozi, si giunge finalmente alla piazza principale con lo Stadhuis (municipio) da una parte e la cattedrale dall'altra.




Non ho potuto fare a meno di tirar fuori la macchinetta fotografica e scattare mille ricordi, ma ovviamente la curiosità di entrare nella maestosa chiesa non poteva attendere. Recandomi verso l'entrata, scorgo una statua a forma di gufo o forse di civetta. Sta di fatto che, ricordandomi Edvige di Harry Potter, mi sono messa in posizione, immortalando statua, cattedrale e me stessa.


La cattedrale è magnifica, in pieno stile gotico Brabantino che caratterizza un po' tutti i monumenti di questo genere che ho visitato (Sint Pieterskerk di Leuven, la cattedrale di Nostra Signora ad Antwerpen, quella di Gent, di San Salvatore a Bruges...). Le volte sono altissime, la pianta è divisa in tre navate suddivise da pilastroni e l'ambone è di una tipologia particolare e scolpita con vere e proprie scene in 3D. Oltre ciò, vi è la cripta, il percorso intorno l'abside con cappelline che la costellano e un immenso coro ligneo.




Immediatamente fuori la cattedrale, vi è un giardino, il cui sotterraneo è stato usato come parcheggio interrato. Il cartello illustrativo parla però di un cimitero medievale annesso alla chiesa che venne ritrovato a scavato. Già avevo sperato in un esempio di musealizzazione particolare... e invece le scale scendono solo al parcheggio. Che peccato... la mia vena archeologica aveva già fatto capolino.


Non troppo distante vi era invece un centro culturale, circondato da un canaletto in cui vi erano addirittura gli zampilli d'acqua funzionanti (e ti sorprendi, quando a Roma ci sono fontane chiuse da anni).



Passeggiando e pensando di avere un punto di riferimento, mi sono persa e no, non avevo una mappa (sono una furba, lo so). Google maps non ha fatto che peggiorare la situazione, finché ho deciso di entrare in un albergo e chiedere.
Dopo aver visto da fuori (perché chiusa) la chiesa di Nostra Signora oltre il Dije e alcuni splendidi murales, seguendo le indicazioni, ho costeggiato il canale mentre la sera iniziava a calare, fino al ponte, dove la stazione mi osservava impietosita di me e del mio pessimo senso dell'orientamento.




Non ho visitato molto altro. Sono stata pochi giorni, ma le Fiandre sono sempre lì a incuriosirmi.
Tra le prossime mete per un viaggio futuro ci sono Mons, Namur e forse Liegi... aggiungo Ostenda solo se tornerò in estate, altrimenti il vento del mare del Nord mi ridurrà a un ghiacciolo.
Questo è tutto! Buona notte e a presto!

p.s. le foto sono state scattate dalla sottoscritta proprietaria del blog, eccetto quella relativa al film "Tomb Raider". Ne detengo ogni diritto ed è severamente vietato pubblicarle.

giovedì 2 novembre 2017

Recensione di "Quell'appuntamento segreto a Parigi" di Caroline Bernard

Buongiorno a tutti amici! Ritorno sul mio blog con la recensione dell'ultimo romanzo che ho letto.
Si tratta di "Quell'appuntamento segreto a Parigi" di Caroline Bernard, che avevo iniziato a sfogliare quasi un mese fa, ma ormai la sera purtroppo crollo inevitabilmente tra le braccia di Morfeo. Non sono quindi riuscita a terminarlo in tempi più brevi, come invece avrei voluto.
Ecco copertina e trama:


Trama: Parigi, 1928: Vianne sogna di diventare una botanica e di lavorare nel prestigioso Jardin des Plantes di Parigi. Quando a un certo punto s’innamora di un pittore emergente, David Marlowe Scott, e si immerge con lui nell’abbagliante atmosfera bohémienne frequentata dall’avanguardia francese, la fortuna sembra sorriderle. Non solo diventa la musa di David, ma conosce anche quello che presto sarebbe diventato il direttore dell’Istituto botanico, che è in cerca di un’assistente. Vianne viene assunta, realizzando così il suo sogno. L’arrivo della guerra, però, porterà distruzione non solo nella vita di una nazione, ma anche in quella privata di Vianne e David… Molti decenni dopo, Marlène è a Parigi, per festeggiare con Jean-Louis l’anniversario di matrimonio. Si trova al Museo d’Orsay quando s’imbatte in un dipinto, Dopo il ballo, di David Marlowe, in cui è ritratta una donna che le assomiglia come una goccia d’acqua. Chi è quella donna? Marlène cerca di far luce sulla sua identità, fino a scoprire la storia di Vianne, il suo legame con lei e un passato che nessuno le ha mai raccontato…

Vi siete mai trovati in un museo ad osservare rapiti lo sguardo di un personaggio ritratto all'interno di una tela? Avete mai pensato "chi sarà mai stato/a"?
A me è capitato spesso. Sono archeologa, ma non disdegno le mostre d'arte. Ho iniziato a seguire assiduamente ogni mostra che era organizzata a Roma sin da quando iniziai a studiare Storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico presso l'Università di Roma Tre... Era il 2006, sono trascorsi molti anni, la mia formazione e la mia natura fanno sì che ogni tanto debba entrare in un museo. Non posso più farne a meno. L'ultima mostra che ho visitato è stata "Enjoy - L'arte incontra il divertimento" al Chiostro del Bramante, una esposizione d'arte contemporanea. Ho provato a comprenderla, a immedesimarmi nei vari artisti... e improvvisamente mi è piaciuta.
L'arte deve essere vissuta, non soltanto osservata superficialmente e velocemente, sfilando davanti a un dipinto, a una statua, a un'opera in generale, scattando foto a più non posso e collezionando semplicemente cartoline di una banale visita a un qualunque museo.


A Marlène capita qualcosa di eccezionale: visitando il Musée d'Orsay si imbatte in una tela, firmata da un pittore inglese, David Marlowe Scott, in cui una giovane donna, abbigliata con un magnifico vestito da ballo, si sta specchiando seduta al tavolo da toeletta, controllando il proprio aspetto prima di uscire. Eppure quella donna le somiglia terribilmente, anzi, è identica a lei.



Dopo la sorpresa del primo momento, Marlène - che aveva iniziato gli studi storico-artistici per poi, purtroppo, abbandonarli - avverte dentro di sé il desiderio di scoprire qualcosa in più su quella donna che la osserva dal dipinto, provando un legame con lei e, aiutata dall'affascinante Ètienne Viardot, comincerà a indagare il suo passato, seguendo le orme di una storia che non conosceva sulle tracce dell'opera intitolata "Dopo il ballo".


Era il 1929 quando Vianne, da un paesino di campagna vicino Parigi, decide di scappare di casa. Quella routine è troppo stretta per lei che vuole studiare botanica, libera di vivere la sua vita. Non vuole sposarsi con un uomo che non ama e che è stato scelto per lei, non vuole che la sua esistenza si riduca tra le mura di una casa a badare a figli e marito. 


Vianne ha sete di conoscenza, vuole provare emozioni... e Parigi è proprio il posto che fa per lei. E' sola quando arriva in città, ma non si scoraggia. Si rimbocca le mani, cerca un lavoro e conosce una ragazza, Clothilde, con cui condividerà l'alloggio e un'eterna amicizia.
Gli anni trascorrono, Vianne riesce finalmente a coronare il sogno di studiare botanica e incontra un pittore inglese, David Marlowe Scott... Il loro sarà un amore libero e travolgente, ma la situazione politica mondiale sta cambiando rapidamente. Hitler sta portando avanti le sue folli idee e la Francia verrà coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale.


Il destino di Vianne e di Marlène è strettamente collegato. L'autrice ci accompagna sulle ali della storia a ripercorrere le tappe di un passato piuttosto recente, tragico ed emozionante, mentre l'immutabile arte unisce le vite di due donne così simili tra loro.
"Quell'appuntamento segreto a Parigi" è un romanzo che mi ha rapita completamente. Le descrizioni dettagliate mi hanno fatto ricordare quell'unica giornata trascorsa, ormai 7 anni fa, a Parigi, provocando un crescente desiderio di tornare per conoscere meglio i suoi vicoli, le sue atmosfere, i suoi musei. L'amore gioca anche un ruolo importante all'interno della storia: Marlène, soffrendo, ritrova però se stessa, la sua passione per l'arte e il rispetto per i suoi interessi, annullati da un matrimonio purtroppo fallimentare; Vianne vive una storia passionale, ma libera, priva di legami stabili, che la guerra contribuisce invece a rendere saldi ed eterni.
Ho un unico appunto, non all'autrice, né alla storia, ma alla casa editrice che ha curato la traduzione: alcuni passaggi sono evidentemente tradotti in italiano in maniera imprecisa, così come alcune espressioni. Non ho avuto difficoltà a comprenderli, ma la traduzione fedele è fondamentale nella trasposizione in lingua di un qualsiasi romanzo che altrimenti rischia di perdere la sua bellezza.

E' quindi con Parigi nel cuore che vi auguro buona giornata! Alla prossima!