domenica 26 marzo 2017

Recensione di "Dopo di te" di Jojo Moyes

Buonasera a tutti amici e buona domenica!
E' tornata l'ora legale... non che sia felice di aver dormito un'oretta in meno, ma almeno le giornate sembrano più lunghe e, forse, regalano un briciolo di allegria in più.
La mia ultima lettura è stata "Dopo di te" di Jojo Moyes. E' difficilissimo esprimere la propria opinione dopo aver letto il primo romanzo, visto il film (con lacrime annesse... e a me non capita MAI!) e aver amato profondamente Will Traynor...
Andiamo a scoprire la copertina e la trama, poi intraprenderò quest'ardua impresa.


Quando finisce una storia, ne inizia un'altra. Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina? Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata. È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l'hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita. A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.
Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com'è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.
Questo romanzo appassionante e mai scontato è l'attesissimo seguito del bestseller internazionale Io prima di te. Jojo Moyes ha deciso di scriverlo dopo che per tre anni è stata letteralmente sommersa dalle lettere e dalle e-mail di lettori che le chiedevano che fine avesse fatto l'indimenticabile protagonista Lou.


Prendo un bel respiro e inizio scrivendo che è un romanzo che mi è piaciuto, l'ho amato (meno del precedente, ma ha fatto comunque centro nel mio cuore) nonostante il suo sapore agrodolce.
Louisa Clark, dopo un anno e mezzo dalla scomparsa dell'indimenticabile Will, non ha mantenuto la promessa fatta. Ha viaggiato, si è comprata una casetta a Londra, ma la sua vita non è cambiata più di così. Lavora in un bar dell'aeroporto e ogni giorno vede gente che parte e torna in patria, con una sorta di malinconia che la pervade. Lou non riesce ad andare avanti. Il passato, quel tremendo e scottante sentimento con nome e cognome, non c'è più, eppure lei sente ancora la sua voce, il suo profumo, percepisce la sensazione di averlo vicino. La verità è che Will ha lasciato un vuoto incolmabile nell'animo di Lou e lei ha timore di perdere il suo ricordo lasciandosi andare e aprendo il suo cuore a una qualsiasi altra persona.


Una sera, in cima alla terrazza di casa, Lou riflette, pensa, osserva Londra e si chiede il perché di tutto quel che è accaduto, ma ha bevuto troppo.. perde l'equilibrio e cade giù. L'ultima immagine che vede è quella di una ragazza sul terrazzo di casa sua... poi vi è l'ambulanza, il sangue e il paramedico dal sorriso rassicurante e dalle braccia forti.
Ho avuto paura a proseguire la lettura. Non volevo che anche a Lou capitasse, disgraziatamente, di rimanere su una sedia a rotelle, ma la nostra protagonista è forte e, nonostante le ossa rotte, si riprende. C'è solo da capire chi fosse quella ragazza, perché non è stato un miraggio o un'allucinazione. Quella ragazza era lì che con lei e le aveva persino parlato. Nessuno sembra crederla, anzi, coloro che la circondano pensano si sia gettata volontariamente dalla terrazza a causa del dolore per Will, finché un giorno quella ragazza con le lentiggini e gli occhi azzurri si presenta alla sua porta sconvolgendo la sua vita. E a tutto ciò si aggiunge un uomo speciale che, con tanta dolcezza, forse farà tornare a vivere Louisa Clark.


Vorrei dire davvero molto di più, ma non posso. Rovinerei tutta la suspense. Quel che è certo è che lo consiglio assolutamente. Forse in un primo momento, qualche delusione l'avrete (anzi, ci sarà sicuramente se avete amato "Io prima di te"), ma imparerete ad apprezzare le svolte nella vita di Lou, la sua grande forza d'animo e la volontà di poter ricominciare nonostante tutto.
Lou è come una farfalla che improvvisamente aveva deciso di tornare nel proprio bozzolo, nascondendo i magnifici colori delle proprie ali. Eppure, l'inverno fortunatamente non è eterno, A volte la primavera bussa semplicemente alla porta di casa.
Una cosa però posso anticiparla: se avete avuto in antipatia Treena, sono sicura che la detesterete in questo volume. E' sempre più saccente, come se Lou dovesse fare da serva e portare a casa denaro... come se un figlio con uno sconosciuto fosse una disgrazia capitata dal nulla. Lou rimane sempre troppo buona. Una bella litigata con la sorella me la sarei fatta, solo per chiarire le cose: a ognuna la sua vita, a ognuna le proprie responsabilità.
Per il resto, godetevi questa lettura e tornate a far battere il cuore sulle frequenze giuste, tanto più che molto probabilmente l'autrice è pronta a regalarci la terza avventura di Louisa Clark.


sabato 25 febbraio 2017

Recensione di "Giovane carina molla tutto e cambia vita" di Lisa Owens

Buon sabato, amici! Mi prendo una pausa dalle mie ricerche, dedicandomi alla scrittura del blog e, nello specifico, della recensione di "Giovane carina molla tutto e cambia vita" di Lisa Owens. Andiamo a leggere la trama:


A volte bisogna fare un salto nel buio, mollare tutto e seguire i propri sogni. Claire Flannery ha trovato il coraggio di farlo. E adesso? Claire ha lasciato il lavoro per scoprire la sua vera vocazione, ma non sa da che parte cominciare. Correre la maratona di New York? Finire di leggere tutti i classici lasciati a metà? Di fronte a lei ci sono tantissime possibilità, forse troppe. E intanto le giornate passano tra un giro su internet, un bicchiere di vino di troppo a pranzo e gli incoraggiamenti della nonna («Ricordo cosa significa avere la tua età. Certo, io avevo già quattro figli…»). Gli altri intorno a lei sembrano avere tutto sotto controllo, a Claire invece sta sfuggendo tutto di mano. Intenso, tenero e divertente, il brillante esordio di Lisa Owens è la storia di una donna in un delicato momento di cambiamento, il diario di una trentenne confusa e (in)felice: la voce fresca e profonda della nuova generazione è arrivata.

Ho acquistato questo romanzo in un momento particolare, che in realtà è stato solo l'inizio dell'incubo cui vanno incontro tutti i neolaureati e dottori di ricerca Italiani e che genera stati d'animo non troppo confortanti, anzi, li definirei decisamente deprimenti. La fatidica domanda "Che ne sarà di me adesso?" è giunta, senza fare troppi giri di parole. Pensi alla pubblicazione della tua ricerca... d'accordo, ma nessuno ti paga per farla e la stessa pubblicazione non porta lavoro. L'estero? Ci vogliono soldi per andare all'estero. Fai un altro corso? Occorrono comunque soldi e alla fine ti ritrovi al punto di partenza. Borse di studio? Ahahahah una barzelletta per i comuni mortali.
La triste verità è che non si sa quale strada prendere (a meno che qualcuno non l'abbia già tracciata per te, ovviamente, ma non sono casi frequenti). Il mondo della ricerca è tanto bello, quanto frustrante. Più volte passa per la testa il pensiero "mollo tutto e cambio vita", anche se quel sogno che ti tormenta da sempre prosegue insistentemente a farsi largo nei tuoi pensieri e a suggerirti di tenere duro e di crederci.


Ecco perciò che, durante una passeggiata post ricerche archeologiche in biblioteca (si vd. il sogno che non ti abbandona e diventa un'ossessione), mi sono ritrovata in libreria, nuovamente contornata da volumi (non polverosi) e da quel confortante odore di carta stampata. 
Avevo una giftcard da utilizzare e ho notato la copertina azzurra e rosa di questo romanzo, la cui trama rifletteva pensieri a me affini e dalla quale sembrava trapelare un po' d'ironia per tentare di prendere alla leggera una situazione da brivido (alias, disoccupazione).
Eppure questo romanzo non mi ha convinta affatto. Ho letto anche altre recensioni di blogger e a tutte ha fatto un po' lo stesso effetto. Dopo qualche anno di lavoro in un ufficio che non le piaceva, Claire si licenzia per andare alla ricerca di quel che realmente fa per lei. La verità, però, è che la ragazza non conosce esattamente la sua vocazione e tenta di scoprirla. 


Forse andrà bene scrivere le targhe per i monumenti e i luoghi storici? Oppure insegnare in una scuola? Tenta di confrontarsi anche con gli amici, ottenendo spesso l'effetto del non sentirsi adeguata. I suoi coetanei sono sposati, vorrebbero dei figli... mentre lei? Claire convive con Luke, che sta terminando l'apprendistato in Neurochirurgia. E' un uomo paziente, dolce, cui piacerebbe sposarsi e stabilizzare la relazione, ma l'insicurezza di Claire condiziona anche quella scelta.
I genitori di lei sono abbastanza "sconclusionati"... Claire finisce per litigare con sua madre per un aneddoto riguardante il nonno che definirei piuttosto inquietante. Questo fatto - che non anticipo - monopolizza gran parte dei pensieri di Claire quando si tratta della sua famiglia.
A un certo punto sembra esserci una svolta, ma in realtà il lavoro a tempo "determinatissimo" per cui è chiamata riguarda nuovamente il posto che aveva volontariamente lasciato. Claire lo accetta, ma è trattata con una certa inferiorità, soprattutto quando in azienda è entrata la giovane raccomandata di turno.
In sintesi, la vita della protagonista si svolge tra la ricerca nel web di posti di lavoro adatti (e qui la capisco perfettamente), aperitivi, dialoghi con Luke e i dissapori famigliari.


Cosa mi ha lasciato questo romanzo? Poco e niente. L'intento di denunciare, in chiave forse più leggera, la situazione penosa in cui la generazione degli anni '50-'60 ha lasciato noi giovani, non è riuscita per via di una scarsa definizione del personaggio. Claire non ha fondamentalmente un sogno. Si barcamena, senza obiettivi precisi nella vita. Voglio dire, lasci il lavoro perché sostieni che non faccia per te? Bene, ma almeno dedicati a fare ciò per cui ti senti portata! Eppure, lei non lo sa, lei non si conosce e, non conoscendosi, non sa nemmeno dove andare a parare. Di conseguenza, Claire non cambia vita. Rimane nel limbo del "che farò del mio domani?".
Inoltre, un ruolo fondamentale lo ha giocato la tecnica narrativa. Non si tratta di un diario, bensì di una serie di pensieri suddivisi in paragrafi, di riflessioni che probabilmente, nell'intenzione dell'autrice, avrebbero dovuto far immedesimare il lettore con Claire, tentando di pensare (?) come lei. Ahimè, non ha avuto l'effetto desiderato e, spesso, si perde il filo del discorso.
Mi trovo quindi in disaccordo con la critica che aveva acclamato questo romanzo, paragonandolo alla storia di una nuova Bridget Jones. E' comunque un vero peccato perché la narrazione avrebbe potuto essere svolta in maniera nettamente migliore.

Da "Sàkomar" è tutto. Il prossimo romanzo sarà... "Dopo di te" di Jojo Moyes, attesissimo seguito di "Prima di te" che ho decisamente adorato. Speriamo non ci siano delusioni dietro l'angolo.
Buona domenica!

venerdì 10 febbraio 2017

Recensione di "I nostri cuori chimici" di Krystal Sutherland

Buonasera amici! Vi scrivo da un blog che ha cambiato, già da qualche giorno, aspetto. Vi piace? Mi mancava troppo il richiamo all'acqua, alla sua trasparenza, alle placide onde che si infrangono sugli scogli o al sussurrare del ruscello nel bosco. Ho perciò optato per un "ritorno" alle origini, meno Sàkomariano, meno vintage (com'era il secondo template che avevo scelto), ma più riflettente la mia personalità.
Stasera vi presenterò la recensione di un romanzo pubblicato di recente: "I nostri cuori chimici" di Krystal Sutherland. Lo avete letto? Intanto procediamo con copertina e trama.


Trama: Henry Page, 17 anni, è l'ultimo dei romantici, da sempre all'inseguimento del grande amore. E forse proprio per questo, non si è mai innamorato. Ma un giorno in classe arriva Grace Town, e tutto cambia. Grace cammina aiutandosi con un bastone, porta vestiti troppo grandi per lei, ha sempre lo sguardo basso. Henry se la ritrova accanto nella redazione del giornale della scuola, e presto ne rimane incantato. Grace ha ovviamente qualcosa di spezzato, ma questo non fa che attirare Henry, convinto di poterle ridonare quel sorriso che fino a pochi mesi prima era una sua quotidiana compagnia. Ma forse ciò che è spezzato non sempre si può riparare, e il grande amore è più amaro di quanto i romantici credano.


La storia di Henry e di Grace comincia come ogni storia adolescenziale (o almeno, come la maggior parte di esse): tra i banchi di scuola.
Henry Page è un ragazzo sensibile, si vorrebbe dedicare alla redazione del giornale della scuola ed è romantico, forse troppo per il giorno d'oggi. Cerca l'amore perfetto, quella relazione idilliaca alla Romeo e Giulietta, convinto che i suoi genitori siano il prototipo di quel che significa "amare".


A 17 anni perciò non ha ancora avuto una ragazza accanto a sé e non si è mai innamorato, finché non incrocia lo sguardo spento di Grace Town, una stranissima creatura. Grace indossa abiti da ragazzo, ha i capelli biondi che non lava da giorni, zoppica appoggiandosi a una stampella ed è scostante.
Attratto dal mistero che la circonda, Henry inizia a parlare con lei, cercando di conoscere ogni suo aspetto, ogni sua debolezza, fino a innamorarsene. Grace però è ferita. Ha l'animo incredibilmente lacerato da un recente passato da cui non riesce a staccarsi e da sensi di colpa per i quali si impone la punizione del ricordo quotidiano.
Nonostante le ferite che Grace infligge costantemente, Henry non si arrende. Vuole aggiustare i cocci di Grace, rimetterli al proprio posto, incollarli e saldarli proprio come fanno i giapponesi con il Kintsugi valorizzando gli oggetti rotti con venature dorate. Ma riuscirà Henry a farsi amare davvero da Grace?


Prima di tutto si tratta di un contemporary romance YA (Young Adult), quindi destinato essenzialmente a un pubblico adolescente, ma io sono convinta che non ci sia età per leggere i libri. Un adulto può leggere libri da bambini e da ragazzi in qualsiasi momento della sua vita. E devo dire che complessivamente mi è piaciuto abbastanza. Ho effettuato un salto indietro nel tempo, fino a giungere al liceo (epoca che non ricordo con piacere per svariati motivi) e a pensare con il cervello di una diciassettenne romantica, a volte ingenua, esattamente come capita ad Henry. Ma "I nostri cuori chimici" non è un romanzo melenso, anzi, mostra i sentimenti in tutta la loro cruda realtà. Sono sensazioni che derivano da processi chimici, nient'altro che biologia, meccanismi che si attivano per motivi misteriosi e ci coinvolgono fino a farci stare male.
Grace è un personaggio complesso. La sua psiche è rimasta intrappolata in un trauma molto grave e la realtà sembra scorrerle attorno priva di senso, finché sono i sentimenti a risvegliarle l'animo... anche se il passato, che sembra sempre legarla indissolubilmente a sé, la spinge a ferire.


Henry è un ragazzo ironico, amante di Harry Potter (punto a suo favore), romantico, sognatore, illuso che l'amore si presenterà ai suoi occhi in maniera perfetta, che riuscirà a riconoscere la sua anima gemella perché è così che le "fiabe" hanno tramandato. La realtà, invece, insegna che l'amore non si riconosce. E' imprevedibile, imperfetto, pieno di errori, persino brutto, ma sono proprio quei difetti a rendere qualcosa unico e perciò amabile nella sua essenza. Ma l'amore spesso ti riduce in pezzi scomposti, straziandoti l'anima anche quando sei così giovane. E quando questo capita, bisogna avere il coraggio di lasciare andare le persone. Il tempo curerà i tagli.


"I nostri cuori chimici" è un romanzo in cui i personaggi protagonisti maturano, crescendo insieme, imparando e cambiando.
La mia opinione personale? Il romanzo non è un capolavoro, ma scorre velocemente e si legge bene. Credevo riuscisse a coinvolgermi maggiormente come ha fatto solo in alcune sue parti.
L'adattamento della narrazione al punto di vista di un ragazzo ha fatto sì che l'autrice usasse espressioni che, personalmente, detesto, con intercalare di parole volgari e modi di dire tutt'altro che poetici. Come ho già detto in altri casi, non vi è nulla di sconvolgente, ma i romanzi dovrebbero essere un trampolino di lancio, un esempio da cui partire. Se ai nostri ragazzi proponiamo libri in cui si scrive come si parla tutti i giorni, non lamentiamoci del risultato, ovvero di persone essenzialmente cafone che non si rendono nemmeno conto di non riuscire ad esprimersi in italiano e in maniera educata.
Ho apprezzato alcuni pensieri, forse troppo poetici e maturi per essere verosimilmente attribuiti a ragazzi di diciassette anni che, nonostante tutto, ho segnato perché fanno breccia nel cuore del lettore.
Alla fine, consiglio il romanzo che, tuttavia, potrà non piacere a tutte le tipologie di lettore.


<<Potrei dirti che quando ti innamori di qualcuno le parti del cervello si attivano come quando hai fame e sete. E potrei dirti che quando la persona che ami ti lascia, tu muori di fame, la agogni, soffri di astinenza, come un tossico con la droga. E so che tutto questo sembra molto poetico, o esagerato, o drammatico, ma non lo è. Lo strazio che senti nel cuore è scienza, come l’amore.>>


<<L’amore non deve durare una vita per essere reale. Non puoi giudicare la qualità di un amore dal tempo che dura. Tutto muore, incluso l’amore. A volte muore con una persona, a volte muore in se stesso. La più grande storia d’amore mai raccontata non deve riguardare due persone che hanno passato tutta la vita insieme. Potrebbe essere un amore che è durato due settimane, due mesi o due anni, ma è bruciato più luminoso e caldo e sfavillante di qualunque altro amore precedente o futuro. Non piangere per un amore fallito: non esiste un concetto simile. Ogni amore si equivale nel cervello.>>


<<Grace Town è stata una esplosione chimica nel mio cuore. È stata una stella che si è trasformata in supernova. Per qualche fugace attimo ci sono stati luce e calore e dolore, più luminosi di una galassia, e nella sua scia lei non ha lasciato altro che oscurità. Ma la morte delle stelle fornisce i mattoni della vita Tutti noi siamo fatti di materia stellare. Tutti noi siamo fatti di Grace Town.>>


La mia prossima lettura sarà "Giovane carina molla tutto e cambia vita" di Lisa Owens. Direi che è sincronizzato con la mia attuale situazione. Chissà come cambierà la vita della protagonista (e come la mia)?

sabato 28 gennaio 2017

Recensione di "The Siren" di Kiera Cass

Buonasera a tutti amici! Sono state giornate abbastanza piene, tra riprese di "idee" lasciate in fase embrionale e festeggiamenti per la laurea di mia sorella.
Intanto ho terminato di leggere "The Siren" di Kiera Cass.



Trama: L'amore è un rischio che vale la pena correre. Kahlen è una sirena, una meravigliosa e pericolosa creatura al servizio dell'Oceano. Ma non è sempre stato così. C'è stato un tempo in cui Kahlen era soltanto una ragazza come tutte le altre. Poi, un giorno, mentre stava annegando, l'Oceano l'ha salvata e le ha regalato una seconda possibilità. Anche se a un prezzo terribile. Per ripagare il suo debito, Kahlen infatti ha dovuto rinunciare a una vita normale e ai suoi sogni, primo fra tutti quello di amare ed essere amata, per attirare in acque mortali, con il suo canto letale e ammaliatore, altri esseri umani. Per cento anni. Solo allo scadere di questo tempo, potrà finalmente tornare a parlare, ridere e vivere liberamente. Fino ad allora una sua parola sarà sufficiente a uccidere un uomo. Così, quando un giorno incontra Akinli, Kahlen sa bene che legarsi a lui è l'errore peggiore che possa fare. Innamorarsi di un essere umano infrange tutte le regole dell'Oceano. Ma Akinli, gentile, premuroso e bellissimo, è il ragazzo che ha sempre sognato. Quanto sarà disposta a rischiare per seguire il suo cuore?

Attenzione: la recensione contiene SPOILER.

Avevo notato questo romanzo più volte durante le mie mille visite alle varie librerie di Roma. La copertina mi aveva attratta, proprio come il canto delle sirene fa con i marinai. Tuttavia, devo ammettere di essere rimasta un po' delusa dalla storia narrata da Kiera Cass.
Prima di tutto, Kahlen è diventata una sirena in circostanze inizialmente abbastanza misteriose, che diverranno più chiare con lo svolgersi del racconto. Sappiamo che iniziò la sua nuova vita nel 1933 ed era su una nave con il padre, la madre e il fratello minore. Sono pochissimi i dettagli, eppure Kahlen sembrava non avere particolari problemi con la propria famiglia. Delle altre sirene viene narrato il passato, talvolta in maniera troppo frettolosa e soffermandosi solo su Padma, la ragazza proveniente dall'India che ha un retroscena traumatico dovuto purtroppo a schemi culturali retrogradi.
Ciò che mi ha meravigliato è che, mentre Elizabeth, Padma e Miaka non ricordano con piacere i piccoli frammenti della passata vita umana e sono perciò felici di essersi lasciate tutto alle spalle divenendo immortali per 100 anni, Kahlen aveva una famiglia normale, per cui non aveva motivo di provare rancore. Kahlen però non parla dei suoi genitori, né di suo fratello. Sembra quasi che non le importi della sua umanità perduta, che Oceano sia più madre della sua vera madre, che voglia più bene a questa "entità" che in teoria dovrebbe odiare, che delle sconosciute siano più sorelle del suo vero fratello e che viva con nonchalance un susseguirsi di giorni privi di senso, se non quello di nutrire Oceano con nuovi naufragi quando le viene ordinato. E questo costituisce il primo degli elementi surreali e a me incomprensibili (forse sarò troppo sensibile io? Mah).


Secondo elemento: le sirene, da che mondo è mondo, sono esseri mitologici. Nell'antichità avevano un aspetto molto simile a quello delle Arpie (metà donne e metà uccelli), poi divennero metà donne e metà pesce. Le sirene della Cass hanno un aspetto umano, persino quando entrano nell'Oceano, ma il loro corpo viene rivestito di magnifici vestiti da sera composti di sale marino. Ora, la cosa in sé potrebbe pure essere considerata originale, se non fosse che la figura della sirena che nuota con l'abito da sera non regge minimamente.


Terzo elemento: l'utilizzo del maiuscolo per indicare l'entità "Oceano", come se ci si rivolgesse a una divinità. A mio avviso, è davvero eccessivo dover leggere ogni volta quelle maiuscole. La superiorità dell'Oceano e il rispetto che le sirene portano alla loro "culla vivente" si comprende benissimo nell'arco della narrazione, senza il bisogno di inserire queste accortezze abbastanza inutili.


Quarto elemento: Akinli. Mi ha incuriosita il nome che, sinceramente, non sapevo nemmeno esistesse. In pratica la storia ruota tutta intorno alla sua presenza e, fin qui, potrebbe pure andar bene se l'obiettivo dell'autrice fosse stato quello di creare una storia d'amore. Ma è una storia d'amore surreale! Kahlen e Akinli si conoscono minimamente e, tra le altre cose, lei non ha neppure mai parlato sul serio con lui (essendo muta, ma questo si esaminerà dopo). Come possono provare un amore così grande l'uno per l'altra da stravolgere le leggi dell'Oceano?! Sembra più paradossale delle storie Disney in cui principe e principessa si conoscono in qualche ora e si giurano amore eterno.


Quinto elemento: le sirene dispongono di denaro illimitato che permette loro di affittare o possedere case in ogni parte del mondo. Incredibile per esseri che sono muti e sembrano non lavorare (Kahlen finge di studiare all'università). Vivono sulla terraferma e si confondono con gli umani... mi è sembrato di avere a che fare con i vampiri di Twilight, solo che la storia della Meyer era almeno plausibile. Una sirena che non vive in mare, che sirena è?


Sesto elemento: ho trovato la ripresa di molti elementi tratti da film d'animazione e cartoni animati. Queste quattro sirene - se si esclude Aisling che terminerà i suoi anni di legame all'Oceano nel corso della storia - sembrano le protagoniste di Mermaid Melody che cantano e indossano vestiti particolari. 


Inoltre, la scena iniziale del naufragio mi ha ricordato tantissimo alcuni fotogrammi del film d'animazione "Anastasia", quando la protagonista è vittima di un incantesimo lanciato da Rasputin durante il quale sogna di stare con la sua famiglia. Lei, incantata dal contesto e completamente sonnambula, si lascia trasportare, fin quasi a cadere dalla nave  su cui viaggiava nel mare in tempesta (poi viene salvata all'ultimo dal bel Dimitri). 


Infine, come non riuscire a notare assonanze con "La Sirenetta"? Le ragazze non possono infatti parlare essendo la loro voce letale per gli umani e trascorrono la loro vita completamente mute.
La canzone infatti recita nelle prime strofe:
"Arrenditi e getta il tuo cuore in quest'onda... La tua anima sarà salva anche se affonda".
Ricordate quando Ariel dona la sua voce a Medusa in cambio di un paio di gambe? Ma soprattutto quando Eric e Ariel si innamorano nonostante lei sia completamente muta? Ecco, ho rivisto le stesse scene nella storia di Kahlen e Akinli.


Ora, è possibile che, nella stesura di un romanzo, l'autore inserisca elementi già visti in alcuni film o letti in alcuni romanzi, magari in maniera anche inconsapevole. In questo caso però il mix di elementi che personalmente ho trovato abbastanza surreali e la ripresa di dettagli non troppo originali ha fatto sì che questo romanzo fosse, a mio avviso, un po' banale. Anche lo stesso sentimento che lega Kahlen e Akinli e che avrebbe potuto essere il filo rosso di base del racconto romantico, non mi ha travolta affatto, perché mancavano semplicemente i passi fondamentali per far sì che il lettore provasse le medesime emozioni dei protagonisti. Per dirla in maniera più "poetica", anche il lettore conosce pochissimo Akinli per potersene innamorare.
"The Siren" è una lettura leggera, da poter terminare in poche ore (io ho mille cose da fare e ci ho impiegato qualche giorno), ma non mi ha convinta affatto. Dato il successo che ha avuto nel web e che ha condotto il libro autopubblicato alla pubblicazione da parte di una casa editrice, credo che la gran parte dei lettori non abbia avuto le mie stesse impressioni. In fondo, de gustibus...
Mi scuso per alcuni spoiler, ma sinceramente non ho potuto evitarli.
La mia prossima lettura sarà "I nostri cuori chimici". Ho letto opinioni contrastanti, Vedremo cosa ne penserò sfogliando l'ultima pagina.
Da Sàkomar è tutto. Buona serata!

giovedì 19 gennaio 2017

Recensione di "La Storia Infinita" di Michael Ende

Buon pomeriggio amici, anche se di buono in questa giornata c'è ben poco con tutto quel che è accaduto nelle ultime ore: terremoto, neve, slavina sul Gran Sasso e aiuti che non riescono ad arrivare in Abruzzo... nel mio tanto caro Abruzzo, cui rivolgo un grosso abbraccio e un invito a non arrendersi perché - purtroppo - bisogna sempre e solo contare sulle proprie forze, soprattutto in un'Italia come quella attuale.

Dopo questa doverosa premessa, torno al tema abituale del mio blog, ovvero letteratura contemporanea, nuovi romanzi e recensioni.
Ho terminato, solo da qualche minuto, di leggere "La Storia Infinita" di Michael Ende. Ricordo di aver iniziato a sfogliare alcune pagine quando ero piccola, spinta dall'onda dell'entusiasmo generata dal film (che avrò rivisto mille volte), ma di averlo poi abbandonato perché vi erano troppi passaggi per me surreali. Sono un bel po' più grande ora, l'ho letto e l'ho capito, riuscendo maggiormente ad apprezzarlo.


Trama: Bastiano è un giovane goffo, e non è quel che si dice comunemente un "ragazzo sveglio", ma la lettura (e il termine è improprio, perché egli passerà alternativamente dal ruolo di lettore a quello di personaggio e di protagonista) di questo libro lo farà cambiare e farà cambiare la Storia stessa. Gli farà capire che il "fa' ciò che vuoi" che sta scritto sull'amuleto ricevuto in dono non significa "fa' quel che ti pare", ma esorta a seguire la volontà più profonda per trovare se stessi. Che è la strada più ardua del mon do. Il libro e Bastiano la percorreranno insieme, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri e passerà dalla goffaggine alla bellezza, alla forza, alla sapienza, al potere, fino a quando dovrà fermarsi.

Bastiano Baldassarre Bucci, per gli amanti del film solo Bastian, è il vero protagonista di questa storia incredibile uscita dalla penna di Michael Ende. 


Non penso che questo romanzo/racconto possa essere descritto in poche parole. Ci sono elementi che derivano da ogni parte dell'immaginario umano, da quello antico a quello moderno, e che nella Storia Infinita si mescolano per dare vita a una dimensione a se stante.
Quante volte da bambini abbiamo immaginato di avere tra le mani quel libro che Bastian, nascosto nella soffitta della sua scuola e avvolto sotto una polverosa coperta, teneva così stretto a sé? Quante volte abbiamo desiderato di possedere quel magnifico ciondolo con i serpenti che si mordono la coda, anche detto Auryn? 


E quante volte avremmo voluto entrare nel libro e aiutare Atreiu a salvare Artax (nel romanzo, è un pony, non un cavallo bianco) dalla sua misera morte nelle Paludi della Tristezza?


Oppure cavalcare Falcor (nel romanzo, Fùcur che, tra l'altro, non ha l'aspetto di un cane, ma di un leone), il gigantesco Drago bianco della Fortuna e sorvolare la magnifica terra di Fantàsia?


Il romanzo è il portale d'accesso verso quel mondo che pian piano si crea grazie all'immaginazione del nostro piccolo e goffo protagonista. Ma chi non ha letto non può sapere che il primo film della Storia Infinita corrisponde solo a una piccola parte di tutto il racconto, perché le ben 446 pagine narrano di una Fantàsia restaurata e di Bastian che è divenuto parte di essa. 
Il ragazzo, con al fianco i suoi fedeli amici Atreiu e Fùcur, affronterà viaggi lunghissimi alla scoperta di assurde realtà che si avvicinano, in qualche modo, ai metafisici mondi del mondo delle meraviglie dell'Alice di Lewis Carroll, fino ad affrontare le insidie della maga Xayde.
Ricordo di aver visto un secondo film della Storia Infinita (e che, all'epoca, non mi era piaciuto particolarmente)... mi aspettavo di trovare un Bastian con la paura di nuotare e di affrontare il trampolino, mentre quella è tutta una parte inventata dalla cinematografia. 
Bastian, in realtà, non torna a casa sua quando riesce a dare un nome all'Imperatrice Bambina (Infanta Imperatrice, chiamata Fiordiluna dal ragazzo). 


Rimane lì e, grazie alla sua capacità di narrare storie e al potere conferitogli dall'Imperatrice, riesce a restaurare Fantàsia distrutta dal nulla. Il suo potere però è crescente, tanto che il ragazzo muta il suo aspetto, quello stesso che lo aveva fatto sentire sempre a disagio nel suo mondo, e inizia a comandare, senza rendersi conto di stare abusando del potere di Auryn. 


Atreiu, suo amico, tenta di farlo ragionare e prova a levargli il ciondolo con la forza, ma inutilmente. Bastian, infatti, non sa che potrebbe rimanere intrappolato in Fantàsia per sempre. Sta progressivamente dimenticando la sua esistenza sulla Terra... e il punto di non ritorno è vicino, ma l'amicizia per fortuna (almeno nei libri) ha un potere immenso.
L'opera di Michael Ende - come era prevedibile - mi è piaciuta moltissimo. Sono riuscita a leggerla dopo anni, ma ce l'ho fatta e la consiglio vivamente a tutti gli amanti della letteratura fantasy. 
Le idee che ebbe l'autore sono davvero straordinarie, così come la struttura di tutta la vicenda che, se letta comparandola con le opere contemporanee, viene apprezzata ancor di più. Proprio così. Perché quel sapore fantasiano che avevano i libri di Ende per l'appunto o di C. S. Lewis (per fare due esempi), non ce l'hanno i romanzi attuali classificati sotto il genere "fantasy". 
Adesso è fantasy un libro che parla di vampiri con quello spiccato tratto somigliante a Twilight (sembrano tutti suoi derivati); è fantasy un libro che narra esclusivamente di lotte per il potere in un mondo medievale con qualche spruzzo di magia; c'è persino il fantasy sociale, in cui vengono riflessi i problemi del mondo attuale e mascherati dietro a storie poco approfondite; e il fantasy ormai è bello esclusivamente se si leggono saghe infinite, con numerosi libri.
Ende, in un solo libro, è riuscito a creare una storia spettacolare, che la si legga in chiave metaforica (la crescita di Bastian) o in chiave prettamente narrativa.
E' quindi giunta l'ora per me di tornare a casa e di iniziare a seguire i miei desideri... "Ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta". 

domenica 8 gennaio 2017

Presentazione del romanzo "Apostasia: verità di vita e morte" di Marie Albes

Buonasera a tutti, amici lettori! Questo nuovo anno è iniziato nella morsa del gelo. Vedo immagini di città e paesi innevati. Qui a Roma invece fa solo tanto freddo. Le fontane sono congelate (e la sottoscritta pure), ma di quei soffici fiocchetti bianchi nemmeno l'ombra. Elsa non si è impegnata per bene. Ma lasciamo da parte le chiacchiere, e passiamo ai fatti concreti. Voglio presentarvi stasera il nuovo romanzo della collega scrittrice e amica Marie Albes. Andiamo a scoprire trama e cover. Pronti?


Titolo: Apostasia - verità di vita e morte
Editore: Self-Publishing
Genere: Narrativa contemporanea (narrativa/romantico/noir mediterraneo)
Data di uscita: 11 gennaio 2017
Numero di pagine formato cartaceo: 473
Costo ebook: € 0,99 fino al 31 gennaio, poi € 2,99
Costo cartaceo: € 14,00

Elena e Chiara: due donne, due destini diversi. Un comune amore.

Elena è ribelle, incapace di accettare le regole che governano il mondo e soprattutto piena di passione per la vita.
Chiara è invece una donna mite, piena di certezze e serenità, in grado di affrontare ogni cosa con un sorriso: sono ormai dieci anni che vive in un piccolo convento nelle campagne fiorentine, e la fede che l'ha spinta a prendere i voti sembra crescere come un fiore alla luce. Ma Elena non può capirla, non riesce proprio ad accettare quella restrizione monastica che piega le ali, per poi chiuderle in una scatola buia.
Le due strade seguono il loro corso, finché un giorno l'arrivo di José Velasco – giovane spagnolo venuto in Italia per scoprire il segreto che tormenta la sua famiglia – incrocia la vita di Chiara portando turbamento. E così, attraverso indizi ormai persi nel tempo, insieme ripercorreranno il passato alla scoperta di una verità che potrebbe compromettere non solo i ricordi di José, ma soprattutto la certezza su cui radicava il mondo di Chiara.
Nel frattempo l'estate scivola via, lasciando che i due giovani continuino a seguire il filo che li trascina, ormai incapaci di ignorare le rivelazioni che dovranno fronteggiare, ma allo stesso tempo impauriti da ciò che rappresenta qualcosa di più pericoloso di una semplice promessa religiosa.
Ed Elena questo lo sa bene, però li osserva senza proferire parola: è convinta che il libero arbitrio esista, ma è di sicuro molto fragile.

A me incuriosisce e non poco. Il romanzo è acquistabile su Amazon in formato ebook e in cartaceo a partire dall'11 gennaio 2017. Segnatevi la data! Inoltre l'autrice ha organizzato un blogtour, quindi potrete seguire gli aggiornamenti sui seguenti blog:


E non dimenticavi i vari profili social:


Sarete tra i lettori di questo intrigante romanzo?
Da Sàkomar è tutto. Vi auguro buona serata!


sabato 31 dicembre 2016

Chiusura di un anno e spazio al nuovo 2017

2016... Quando si vanno a tirare le somme durante l'ultimo giorno dell'anno, si torna indietro avvalendosi della tecnica del flashback narrativo.
Il mio posso definirlo un anno di ripresa, dopo un traumatico 2015 (in ogni senso, a partire dalla frattura della spalla). Quelli trascorsi sono invece stati dei mesi in cui ho cercato di tirar fuori tutta la mia forza e di far tesoro delle esperienze passate. E' stato un anno costellato di bei momenti: un ritorno nella bella Firenze, l'approdo in Sicilia a Catania e Siracusa per il convegno, la pubblicazione di un articolo epigrafico (e chi l'avrebbe mai immaginato?), il viaggio a Ravenna e quello in Belgio, qualche altra piccola scoperta che darà i suoi frutti (spero) nell'anno prossimo e, infine, la discussione della tesi dottorale. 


Infine, ho portato a casa alcune conquiste: ho ritrovato un bel po' di calma (pensavo fosse esaurita e invece posso contare fino a 10 prima di reagire); non mi trema più la voce quando parlo in pubblico (ci ho impiegato un bel po' di anni a causa della mia enorme timidezza, ma ce l'ho fatta); ho pubblicato finalmente "Chiaro di Luna". 
Ho imparato soprattutto a non dare importanza a "quel che la gente dice" perché di parole se ne dicono tante e spesso rovinano i rapporti tra le persone.  


Il 2017 non so cosa porterà. È davvero tutto molto incerto, ma non voglio essere prevenuta. 
Prima di parlare, sarà un anno da conoscere e su cui indagare. Per quel che mi riguarda, dovrò ricominciare da capo, ma con tenacia e passione spero di riuscire a ritagliare il mio spazio in questo mondo, anzi, in questa Italia che non considera i giovani e li caccia via. 
Come disse Einstein, "C'è una forza motrice più forte del vapore, dell'elettricità e dell'energia atomica: la volontà". 


Non dico che sarà facile. Rientro nella schiera dei "comuni mortali" e sono certa che la strada, come sempre, sarà tutta in salita, ma non voglio mollare a nessun costo. E se un giorno, allo stremo delle forze, non ce l'avrò fatta, almeno potrò dire di avercela messa tutta per realizzare il mio sogno (che in teoria, sarebbe un diritto... quello al lavoro). 
Speriamo che questo nuovo anno porti cambiamenti positivi. Ne abbiamo tutti un gran bisogno, in ogni parte di questo mondo martoriato dalla stupidità dell'uomo.
Buon anno a tutti quindi, e cercate di riflettere. Siamo tanti tasselli che compongono lo stesso puzzle. Anche la più piccola delle azioni, potrebbe cambiare il futuro di qualcun altro.